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Ho’oponopono funziona davvero quando smetti di averne bisogno

By SaYa il 3 Novembre 2026
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  • Ho'oponopono
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  • Consapevolezza
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  • dipendenza spirituale
  • Ho'oponopono
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  • Pace interiore
  • spiritualità pratica
  • trasformazione interiore
Ho'oponopono funziona davvero quando smetti di averne bisogno

Forse pratichiamo ogni giorno. Al mattino appena svegli, quando tutto intorno è ancora tranquillo, oppure la sera prima di andare a dormire, quando finalmente possiamo fermarci un momento e lasciare andare quello che ci siamo portati dietro durante la giornata.

A volte invece sentiamo il bisogno di fare Ho’oponopono proprio quando qualcosa ci mette in difficoltà. Una discussione, una preoccupazione o una paura che torna a farsi sentire. E cominciamo a ripetere il mantra nella speranza di ritrovare un po’ di serenità.

Non c’è niente di sbagliato in tutto questo. Anzi, la costanza nella pratica è preziosa ma con il tempo potremmo accorgerci di una cosa che forse non avevamo considerato.

Quando pratichiamo per sentirci meglio

E se il vero cambiamento arrivasse proprio quando non sentiamo più il bisogno di praticare per stare bene?

È una domanda che può sembrare strana, soprattutto quando siamo abituati a considerare la pratica quotidiana una parte importante del nostro percorso. Ma vale la pena fermarsi a riflettere.

Perché pratichiamo Ho’oponopono? Lo facciamo perché ci fa stare meglio? Perché speriamo che una situazione cambi? Perché vogliamo liberarci da un pensiero che continua a tormentarci?

Se siamo sinceri probabilmente ci riconosciamo almeno un po’ in queste motivazioni.

Tutti possiamo cadere in questa trappola senza rendercene conto. Iniziamo a ripetere il mantra quando qualcosa non va, quando siamo arrabbiati, quando abbiamo paura. E se dopo aver praticato non ci sentiamo subito meglio ci chiediamo se lo stiamo facendo nel modo giusto.

Senza accorgercene la pratica può diventare un’altra cosa da cui dipendere, un modo di tenere sotto controllo quello che proviamo, per evitare emozioni che non vorremmo sentire o per convincerci che prima o poi tutto andrà come desideriamo.

Quando anche la pratica diventa un dovere

Ma è davvero questo il senso di Ho’oponopono?

Spesso anche il nostro ego trova il modo di entrare nella pratica spirituale. Lo fa con buone intenzioni, almeno in apparenza. Ci suggerisce che dobbiamo impegnarci di più, ripetere più volte il mantra, non saltare un giorno e fare tutto nel modo corretto.

E così rischiamo di trasformare anche un percorso di liberazione in un nuovo motivo di preoccupazione.

Possiamo però cominciare a guardare le cose diversamente. Il mantra non deve diventare qualcosa senza il quale non riusciamo più a stare bene. Può essere un compagno di viaggio, uno strumento che ci aiuta a guardarci dentro e a lasciare andare ciò che continua a condizionare il nostro modo di vivere.

Il mantra è una mano che ci accompagna

Pensiamo a un bambino che impara a camminare. All’inizio ha bisogno di una mano. Cerca un appoggio, si aggrappa, fa qualche passo incerto e qualche volta cade. Quella mano gli dà sicurezza e gli permette di provare e riprovare, giorno dopo giorno.

Poi arriva il momento in cui comincia a camminare da solo.

Non perché quella mano non sia più importante ma perché non ha più bisogno di aggrapparsi continuamente per sentirsi sicuro.

Forse anche il mantra può accompagnarci in questo modo. Non per creare una dipendenza ma per aiutarci a ritrovare qualcosa che non abbiamo mai perso del tutto.

Come riconoscere i cambiamenti interiori

Dei cambiamenti ce ne accorgiamo quasi per caso.

Una mattina ci svegliamo e pensiamo a quella situazione che per tanto tempo ci ha tolto il sonno. È ancora lì, non è cambiato niente, eppure non ci sentiamo più travolti come prima.

Incontriamo una persona con la quale abbiamo avuto difficoltà e ci rendiamo conto che le sue parole non ci feriscono nello stesso modo. Oppure succede qualcosa che in passato ci avrebbe fatto arrabbiare per ore e questa volta invece riusciamo a lasciar correre.

Non abbiamo fatto uno sforzo particolare e non ci siamo imposti di essere diversi. È successo e basta.

Sono piccoli momenti che non racconteremmo nemmeno a qualcuno ma che possono dirci molto più di tante esperienze straordinarie.

Perché stiamo imparando a non reagire sempre nello stesso modo, a non lasciare che ogni situazione esterna decida come dobbiamo sentirci e a vivere quello che accade senza doverlo necessariamente combattere.

E allora capiamo che qualcosa dentro di noi si sta muovendo.

Non significa che non proveremo più rabbia, paura o tristezza o che da quel momento tutto sarà semplice. Significa che quelle emozioni non hanno più lo stesso potere su di noi.

Ed è proprio in questi momenti che possiamo comprendere qualcosa di importante: la pace non deve essere continuamente cercata attraverso una pratica. Può diventare uno spazio per tornare a noi stessi anche senza pronunciare una sola parola.

Ti Amo Mi Dispiace Perdonami Grazie: un modo diverso di praticare

Possiamo continuare a ripetere queste parole naturalmente, ogni mattina, ogni sera o quando ne sentiamo il desiderio.

Ma proviamo ogni tanto a chiederci da dove nasce quel desiderio.

Le pronunciamo perché abbiamo paura di quello che sta succedendo? Perché vogliamo che qualcosa cambi? Oppure perché sentiamo semplicemente il piacere di dedicarci un momento per prenderci cura di quello che si muove dentro di noi?

Non dobbiamo dare una risposta giusta. È sufficiente osservare con sincerità quello che accade.

E soprattutto, non facciamo della pratica un altro obbligo. Non c’è bisogno di sentirsi in difetto se un giorno non recitiamo il mantra, né di misurare il nostro percorso contando quante volte lo abbiamo ripetuto.

Lasciamo che Ho’oponopono trovi il suo posto nella nostra vita, senza trasformarlo in un appuntamento da rispettare per paura di perdere qualcosa.

Quando il mantra nasce dalla gratitudine

Forse un giorno ci ritroveremo a pronunciare le quattro parole senza avere un problema da risolvere, senza aspettarci un cambiamento e senza chiedere nulla in cambio.

Le diremo semplicemente perché ci vengono dal cuore.

E sarà bello scoprire che non stiamo più cercando qualcosa che ci manca ma stiamo imparando ad apprezzare quello che c’è.

Perché la pratica ci accompagna a non avere più bisogno di aggrapparci continuamente a qualcosa per sentirci in pace.

E quando succede possiamo sorridere e dire semplicemente “Grazie”.

GUARDA IL VIDEO

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